Mio figlio ha fatto coming out: e adesso?

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Mio figlio ha fatto coming out: e adesso?

“Coming out”? E che cos’è? Il coming out è un momento fondamentale nella vita delle persone della comunità LGBTQIA+ e si riferisce all’atto di dichiarare il proprio orientamento sessuale o identità di

Coming out”? E che cos’è?

Il coming out è un momento fondamentale nella vita delle persone della comunità LGBTQIA+ e si riferisce all’atto di dichiarare il proprio orientamento sessuale o identità di genere. Il termine deriva dall’espressione inglese “to come out of the closet”, che significa “uscire fuori dall’armadio”.

Fare coming out è un momento spartiacque nella vita di ciascun individuo. E assistere al coming out di un figlio può esserlo altrettanto. Per molti genitori, in quel momento sorgono mille emozioni contrastanti: sorpresa, timore del giudizio esterno, preoccupazione istintiva per il suo futuro e, molto spesso, un senso di smarrimento profondo.

Questo spiazzamento non è mancanza di amore, ma una reazione umana naturale davanti a quella che in certi casi può essere considerata come una novità. In realtà, in questo articolo voglio parlarti più in generale di tutte quelle scelte di vita “diverse” da quelle previste dai nostri schemi, di ogni volta che la libertà dei nostri figli finisce con l’infrangere i nostri sogni preimpostati. Non è un punto di rottura, anzi: si tratta dell’inizio di un percorso che, se basato sull’amore, può condurre a un’intesa più autentica.

La tempesta emotiva post coming out: comprendere lo spiazzamento

Quando la realtà smette di coincidere con le tue convinzioni, è normale essere investiti da un vortice di emozioni. C’è chi va in panico totale, chi arriva a una piena comprensione dopo percorsi lunghi e tortuosi, e chi realizza in fretta che l’omosessualità non è un dramma, ma una delle infinite possibilità dell’essere umano.

È fondamentale capire che spesso le nostre emozioni – in primis la paura – sono un’estensione del nostro istinto di protezione. Molti genitori, ad esempio, non temono tanto l’orientamento del figlio in sé, ma le possibili discriminazioni o le sofferenze che il mondo esterno potrebbe infliggergli. Riconoscere che questo timore nasce dall’amore e non dal pregiudizio è il primo passo per trasformare l’ansia in alleanza.

Spesso la difficoltà nasce da un condizionamento culturale: la maggioranza (eterosessuale) fatica ad accettare che la minoranza (omosessuale) viva sentimenti di amore, desiderio e affetto con la stessa profondità e dignità di chiunque altro. Accogliere l’omosessualità di un figlio significa prima di tutto riconoscere l’universalità dei suoi sentimenti e smettere di vederlo attraverso la lente della “diversità” per tornare a vederlo come persona.

Il mito del “perché” e il parere della scienza

Molti genitori si chiedono perché: “perché mio figlio?”, perché proprio a me?”. Fermiamoci un attimo. È fondamentale fare chiarezza e ripulire il campo dai pregiudizi.

  • È una cosa contro natura? C’è chi lo pensa, e spesso è dovuto al fatto di avere in mente un modello di mondo in cui il sesso serve solo alla procreazione. Ma oggi sappiamo che l’amore e il piacere sono dimensioni autonome. Se l’omosessualità esiste in natura e non ha mai portato all’estinzione di alcuna specie, allora è parte integrante della natura stessa. In biologia, il comportamento omosessuale è documentato in oltre 1.500 specie. Non è affatto “contro natura”, anzi: è una delle tante sfumature della natura stessa.
  • È una malattia? L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rimosso l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali il 17 maggio del 1990, definendola “una variante naturale del comportamento”. Diversi studi indicano che coloro che si sono sforzati di diventare eterosessuali sono andati incontro a insuccessi molto dolorosi. Le cosiddette “terapie riparative” non sono solo inutili, ma gravemente dannose per l’equilibrio psichico dei ragazzi.
  • È frutto di una cattiva educazione? La scienza ha ampiamente dimostrato che l’omosessualità non è il frutto di una “cattiva educazione”, di madri troppo protettive o di padri assenti. Non è il risultato di traumi, rifiuti o violenze; anche perché, se così fosse, lo stesso principio andrebbe applicato per chi è eterosessuale. Non è una scelta: così come non si può scegliere di essere eterosessuale, non si può scegliere di chi innamorarsi o per chi provare attrazione.

Proprio come non sappiamo esattamente cosa renda una persona eterosessuale (dato che lo diamo per scontato come norma biologica), non esiste una formula che spieghi l’orientamento omosessuale. È semplicemente una variante naturale del comportamento umano, presente da sempre in ogni luogo del mondo e persino in numerose specie animali. Differenze genetiche, variazioni nei processi biologici e influenze esterne determinano quindi l’orientamento sessuale in modo unico per ciascun individuo.

La consapevolezza dell’orientamento sessuale può emergere fin dall’infanzia, ma anche in età adulta. La risposta della comunità scientifica è univoca; l’APA (American Psychological Association) infatti chiarisce che:

“L’orientamento sessuale non è una scelta e non può essere cambiato. È il risultato di una complessa interazione di fattori biologici, genetici e ambientali.”

Il viaggio invisibile di tuo figlio: dalla solitudine alla luce

Mentre un genitore elabora la notizia oggi, il figlio ha già percorso una strada lunghissima e faticosa, spesso in totale solitudine. Il coming out non è un evento improvviso, ma il punto d’arrivo di un processo interiore, composto da più fasi. In particolare, si divide in:

  1. Il coming out interiore: È la fase più lunga. L’individuo comincia a interrogarsi su sé stesso, affronta dubbi, fa ricerche e si confronta con lo stigma sociale. Fare coming out con sé stessi può essere piuttosto complesso ed emotivamente stancante.
  2. Il coming out sociale: Successivamente si comincia ad aprirsi con le persone più vicine. Questa fase non termina mai davvero: ogni volta che si conosce una persona nuova, l’individuo deciderà se esplicitare o meno questa parte di sé.

Quando un figlio decide di “nominare” il proprio orientamento ai genitori, sta chiedendo di passare dal nascondimento (il “closet”, ossia l’armadio di cui abbiamo parlato all’inizio) alla libertà di essere se stesso a viso scoperto. Il coming out da parte di un figlio, spesso non è altro che la richiesta di essere amato per ciò che si è.

Cosa fare, in concreto, dopo il coming out di tuo figlio?

Gestisci le tue emozioni

Provare un’iniziale paura, disagio, dolore o colpa è assolutamente normale. Sono reazioni tipiche che emergono davanti a una sfida. Queste emozioni sono un segnale da validare e gestire, così da poterle superare. Elabora questi vissuti con l’aiuto di un esperto, se necessario: questo significa essere pronti a crescere come genitore.

Informati per abbattere la paura

Molti timori derivano da vecchi pregiudizi. Vuoi aiutare concretamente tuo figlio? Diventa il suo primo alleato: leggi, contatta associazioni di genitori (come AGEDO) e informati: più conosci la realtà LGBTQIA+, meno ne sarai intimorito.

Accogli

Quando tuo figlio si apre non cerca una soluzione, ma l’essere accolto. L’accettazione in famiglia è lo strumento protettivo fondamentale per la salute psicologica dei giovani; al contrario, il rifiuto aumenta drasticamente il rischio di depressione e ansia. La famiglia è e deve rimanere il luogo della sicurezza assoluta.

Ricorda che tuo figlio non è cambiato

È la stessa persona di ieri, con lo stesso sorriso e le stesse abitudini (sì, quelle che adori e quelle che ti fanno saltare i nervi). Quel che è successo è che ha finalmente trovato il coraggio di far cadere una maschera. Dietro quella definizione c’è una persona che desidera essere vista per chi è veramente. Perciò chiediti: “Cosa preferisco? Un figlio che corrisponde alla mia idea di normalità ma vive infelice nell’ombra, o un figlio libero, autentico e felice?”

Non devi trovare tutte le risposte oggi. Essere un genitore consapevole significa accettare di camminare accanto ai propri figli anche su sentieri finora imprevisti. E questo passo del vostro viaggio aggiunge una nuova prospettiva che renderà il vostro legame ancor più indistruttibile.

Sappi che non sei solo in questo percorso. Hai vissuto o stai vivendo un’esperienza simile e ti va di condividerla con me? Se senti il bisogno di un confronto, contattami. Sono qui per te.