È il momento di chiedere aiuto a un professionista?

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È il momento di chiedere aiuto a un professionista?

All’inizio pensavo fosse una fase. Un capriccio. Un po’ di stanchezza. Insomma, può succedere. Ma qualcosa non tornava. Qual era il vero problema? La paura. Paura di sbagliare. Paura di essere preso i

Ogni mattina iniziava allo stesso modo: le scarpe allacciate a metà, lo zaino già pronto, e poi le lacrime. “Non voglio andare a scuola!”

All’inizio pensavo fosse una fase. Un capriccio. Un po’ di stanchezza. A nove anni può succedere.

Ma qualcosa non tornava. E il pomeriggio non era meglio. Tornava a casa agitato, come se avesse ancora addosso tutta la tensione della giornata. Non riusciva a stare fermo, passava da un’attività all’altra senza davvero fermarsi mai. Come se stesse scappando da qualcosa che non riuscivo a vedere.

Poi sono arrivate le verifiche in bianco: “Non lo sa?… O non vuole farlo?” mi chiedevo.

Il momento della verità

La risposta è arrivata solo dopo: non era perché non fosse capace, era perché aveva paura. Paura di sbagliare. Paura di essere preso in giro. Paura di esporsi. E allora aveva trovato un modo per proteggersi: non provarci affatto.

Ogni genitore, prima o poi, si trova davanti a un dubbio difficile da ignorare: “È solo una fase… o c’è qualcosa di più?”

La storia che hai appena letto penso sia più comune di quanto sembri: la storia di un bambino (o un ragazzo) che evita la scuola, sembra agitato, “non ci prova” e magari viene etichettato come svogliato, distratto o oppositivo.

Ma a volte la verità è un’altra: non è mancanza di capacità, è la reazione a emozioni come la paura, la rabbia o la tristezza, o a una situazione che non riesce ancora a gestire e che mina la sua autostima. E qui nasce la domanda più importante: quando è il momento di chiedere aiuto?

I segnali da non ignorare

Non serve aspettare che la situazione “esploda”. Ci sono segnali precoci che meritano attenzione.

Osserva e chiediti se uno o più di questi aspetti sono ricorrenti e persistenti:

  • Cambiamenti improvvisi nel comportamento: isolamento, rabbia, regressioni
  • Difficoltà a scuola: perdita di attenzione, difficoltà di apprendimento, rifiuto
  • Problemi nel sonno o nell’alimentazione
  • Ansia o agitazione
  • Paure apparentemente irrazionali
  • Momenti di tristezza prolungata
  • Difficoltà a relazionarsi con coetanei o adulti

I bambini e gli adolescenti spesso non hanno gli strumenti per riconoscere e descrivere le emozioni che li bloccano e questo può portare a:

  • Evitamento (“Non voglio andare”)
  • Blocco (“Non lo faccio”)
  • Iperattività (“Non riesco a stare fermo”)
  • Attacchi d’ansia (“Non ce la faccio”)

Sono meccanismi di protezione che però nel tempo rafforzano insicurezza, ansia e bassa autostima.

Tre domande chiave per orientarti e capire se è il momento di chiedere aiuto

Se sei indeciso, prova a chiederti:

  1. Da quanto tempo dura? Più di qualche settimana? Forse vale la pena approfondire.
  2. Sta peggiorando o restando uguale? Se non migliora spontaneamente, difficilmente ne uscirà da solo.
  3. Sta limitando la sua vita quotidiana? L’evitamento e la chiusura consolidano ciò che sta alla base del blocco.

Se rispondi “sì” ad almeno una di queste domande, non è troppo presto per chiedere aiuto. Inoltre, chiedere aiuto presto è più semplice che farlo dopo settimane, mesi o addirittura anni.

Un consiglio pratico

Se sei in dubbio e non sai se è il momento di intervenire o meno, prova con questo approccio:

  • Parla con gli insegnanti o gli educatori: loro hanno occasione di vedere tuo figlio in contesti diversi, possono darti una prospettiva nuova sul suo comportamento
  • Annota i comportamenti che ti preoccupano: quando, quanto spesso, in che situazione,…
  • Fai un primo colloquio con un professionista: spesso basta una prima consulenza per chiarirsi le idee

Non serve aspettare il momento in cui “il problema diventa davvero grave” per chiedere aiuto. Se qualcosa ti preoccupa in modo persistente, ascolta quell’intuizione. Un confronto con un professionista può portare chiarezza, anche solo per rassicurarti.

E poi? Come finisce la storia? (e perché è importante saperlo)

Quel bambino non è stato spinto di più, non è stato rimproverato e tanto meno “aggiustato”. È stato accompagnato grazie a un percorso con un coach, e passo dopo passo ha fatto qualcosa di fondamentale:

  • Ha scoperto i suoi talenti naturali
  • Ha imparato a gestire meglio le sue emozioni
  • Ha capito come usare le leve per mettere in azione i suoi punti di forza

Non è cambiato “diventando un altro”. Al contrario: è cambiato diventando sé stesso, più sicuro delle sue potenzialità e consapevole delle emozioni che prima lo bloccavano e che ha imparato a gestire.

Quindi… quand’è il momento di chiedere aiuto?

La domanda da farsi è leggermente diversa. Non tanto il “C’è un problema?” ma “Mio figlio ha gli strumenti per capire il suo valore e mettersi in azione per definire e raggiungere i suoi obiettivi?

Chiedere aiuto è utile quando:

  • Tuo figlio si definisce attraverso i suoi errori
  • Evita di agire o di parlare per paura di esporsi
  • Non riconosce ciò che sa fare bene
  • Ha perso fiducia in sé stesso

Non serve una rivoluzione immediata, puoi iniziare così:

  1. Parti da un obiettivo più semplice, quello di capire meglio la situazione (e non di risolverla!)
  2. Porta esempi concreti (come quelli della storia che ti ho raccontato)
  3. Parlane con un professionista competente

Non cercare subito di giungere al punto di arrivo, ma piuttosto di fare un primo importantissimo passo verso una soluzione funzionale alla sua realizzazione, alla sua autostima e alla sua serenità.

Una piccola riflessione finale

Come tutte le storie, anche questa ha una morale. Ed è che quel bambino non aveva affatto bisogno di essere corretto, aveva bisogno di essere guidato verso la consapevolezza del suo valore e la definizione dei suoi obiettivi e delle sue strategie di gestione delle emozioni. Com’è andata a finire? Che gli strumenti e le consapevolezze che ha acquisito nel suo percorso sono cresciuti con lui, si sono evoluti e sono stati fondamentali durante la sua adolescenza…e so già che lo saranno anche nella sua età adulta.