Se tuo figlio non ti parla più… prova questo!

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Se tuo figlio non ti parla più… prova questo!

Ti è mai capitato di sederti in auto accanto a tuo figlio adolescente, guardarlo fissare il telefono e pensare… "Non ho più idea di cosa stia succedendo dentro a quella testa"? O forse le conversazion

Ti è mai capitato di sederti in auto accanto a tuo figlio adolescente, guardarlo fissare il telefono e pensare… “Non ho più idea di cosa stia succedendo dentro a quella testa“?

O forse le conversazioni in famiglia hanno iniziato a sembrare un po’ superficiali: siete finiti col parlare solo di chi deve essere accompagnato dove, cosa c’è per cena e la classicissima domanda “hai fatto i compiti?“.

Se questa situazione ti suona familiare, non preoccuparti: sei in buona compagnia!

Gli anni della preadolescenza e dell’adolescenza portano un cambiamento silenzioso nel modo in cui i nostri figli ci parlano (e soprattutto in quanto lo fanno). Può sembrare che quel bambino chiacchierone e coccolone che conoscevi sia stato sostituito da qualcuno che risponde a monosillabi o che sembra addirittura infastidito quando ti permetti di bussare alla sua porta. E come genitori, ci ritroviamo a chiederci come fare…

È qui che entrano in gioco validi spunti di conversazione con gli adolescenti.

Cominciamo.

Perché parlare con un figlio adolescente diventa più difficile (e perché non è una questione personale)

Prima di passare alle domande, può aiutare capire cosa sta succedendo davvero. Perché il punto è questo: il fatto che tuo figlio si allontani non è il segno che qualcosa sia andato storto. È il segno che sta crescendo. Saperlo potrebbe non rendere tutto più facile, ma forse ci aiuterà a smettere di prenderla sul personale.

Cosa succede nel cervello degli adolescenti

Il cervello adolescente è nel bel mezzo di uno dei più grandi progetti di ristrutturazione dell’intera vita umana. Il sistema limbico (la parte emotiva, in cerca di gratificazioni) viaggia a pieno regime, mentre la corteccia prefrontale (la parte che gestisce pianificazione, controllo degli impulsi e giudizio) è ancora un cantiere aperto. Insomma, il cervello di un adolescnete è davvero un cantiere work in progress!

Le ricerche dei laboratori di neuroscienze dell’UCLA mostrano che il cervello non termina questo periodo di sviluppo fino ai 25 anni circa. Quindi, quando tuo figlio sembra emotivamente intenso un minuto prima e totalmente assente quello dopo… non è un difetto caratteriale. È neurologia.

Questo è fondamentale per le nostre conversazioni, perché i ragazzi elaborano il mondo in modo intenso, vivido e a volte travolgente. Hanno bisogno di adulti che sappiano restare calmi e curiosi mentre loro cercano ancora di capire come si sentono.

L’attrazione verso gli amici non è un rifiuto verso di te

Capisco che possa bruciare quando tuo figlio improvvisamente vuole raccontare tutto al suo migliore amico prima ancora che a te, o quando la porta della sua camera inizia a chiudersi più spesso.

Eppure, questa spinta verso i coetanei è una delle cose più importanti che i ragazzi vivono. È così che esercitano l’indipendenza, costruiscono la propria identità e fanno le “prove generali” per l’età adulta… in modo protetto, prima di doverlo fare sul serio.

Il tuo obiettivo non dev’essere quello di competere con i loro amici, ma di restare una delle voci di cui si fidano nella loro vita. Ed è esattamente ciò che questi spunti di conversazione nascono per fare.

Due cose che chiudono silenziosamente le conversazioni

Ecco il punto davvero critico, di cui la maggior parte di noi non si rende nemmeno conto. Quando finalmente tuo figlio si apre su qualcosa di difficile, il tuo istinto è quello di risolvere il suo problema. Sistemare. Dare consigli. Magari infilarci una rapida predica sulle conseguenze o sulle scelte. Ma quella risposta (anche se nasce dall’amore) cosa gli comunica? “Non sei in grado di gestire questa cosa da solo“.

La seconda cosa che blocca il dialogo è se le tue reazioni emotive prendono il sopravvento – specialmente ansia o rabbia. In quel caso, tuo figlio potrebbe dover passare a “prendersi cura di te” invece di essere lui quello supportato. Il risultato è che il ragazzo finisce per pensare: “Non posso dire niente alla mamma senza che dia di matto. È più facile starsene zitti e non dirle nulla“. Ed è proprio così che la comunicazione si interrompe.

Il cambio di mentalità che fa funzionare davvero il dialogo

Ecco cosa ho imparato dopo oltre vent’anni di lavoro con gli adolescenti e le loro famiglie: le domande contano meno dell’energia che ci metti nel farle.

Puoi avere la migliore lista di domande del mondo, ma se tuo figlio sente che stai cercando di ottenere informazioni, dargli una lezione o guidarlo verso la risposta che tu ritieni “giusta”… si chiuderà. Ogni singola volta.

Quindi, prima di fare una domanda, prova a mettere in atto questi accorgimenti:

  • Controlla se è il momento giusto: a volte i ragazzi non parlano perché hanno bisogno di staccare. Sono stati “attivi” a scuola, agli allenamenti o in contesti sociali e vogliono solo fissare lo schermo o guardare fuori dal finestrino per resettarsi. È una pausa dal pensare e dal fare, che serve a regolare il sistema nervoso.
  • Parti dalla curiosità, non da un obiettivo: quando fai una domanda, falla come la faresti a un amico. Con interesse genuino. Senza aspettarti una risposta specifica. La curiosità suona come: “Mmm, interessante… dimmi di più”. Non suona come: “E cosa hai imparato da questo?“.
  • Ascolta molto più a lungo di quanto sembri confortevole: questa è la parte più difficile. I ragazzi elaborano le informazioni più lentamente di quanto ci aspettiamo. Potrebbero dare una risposta breve, restare in silenzio e poi aggiungere qualcosa di più profondo un minuto dopo… se non riempiamo noi il silenzio per primi. Frena la lingua e aspetta: quel che arriverà potrebbe sorprenderti.
  • Conserva i consigli per un altro giorno: se hai un consiglio o un commento che vuoi davvero fare, segnatelo mentalmente e tienilo per un’altra conversazione. In questo momento, il tuo unico compito è creare una connessione. Se un ragazzo sente che la conversazione sta per diventare una predica, smetterà del tutto di confidarsi e batterà immediatamente in ritirata.
  • Crea spazio, non forzare il momento: Alcune delle migliori conversazioni avvengono “per caso”. In macchina. Di notte. Mentre state tagliando le verdure insieme o portando a spasso il cane. Quando non c’è contatto visivo forzato e nessuna pressione, i ragazzi tendono a parlare di più, proprio perché non si sentono forzati a farlo.

Se continui a provare – e a fallire – nel trovare il momento giusto, ti incoraggiamo a chiedere direttamente a tuo figlio: “C’è qualcosa che potrei fare diversamente per rendere più facile parlare? Mi piacerebbe davvero ascoltare i tuoi pensieri e imparare come vedi il mondo“. Poi, semplicemente, ascolta qualunque cosa ti risponda. È molto probabile che nella sua risposta si celi molto di più di quel che sembra, a volte una vera e propria perla: basta avere la pazienza di aspettare che l’ostrica si schiuda 😉