Quando un figlio parte per studiare all’estero

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Quando un figlio parte per studiare all’estero

Ci sono momenti nella vita di una famiglia che segnano un prima e un dopo: uno di questi è quando un figlio decide di partire per un’esperienza di studio all’estero. Non si tratta solo di preparare un

Ci sono momenti nella vita di una famiglia che segnano un prima e un dopo: uno di questi è quando un figlio decide di partire per un’esperienza di studio all’estero. Non si tratta solo di preparare una valigia più grande del solito, o di acquistare un paio di biglietti aerei a suo nome (andata e ritorno, per fortuna!). È un cambiamento profondo, che tocca tutta la famiglia, e non solo: sia chi parte che chi resta. Genitori, fratelli, amici,…questo viaggio non riguarda solo i chilometri di distanza, ma le emozioni, le paure, le aspettative e, soprattutto, i rapporti che si trasformano.

È normale che vederlo partire susciti emozioni contrastanti

Quando un figlio comunica il suo desiderio di studiare per un periodo all’estero, da genitore si prova sicuramente una certa soddisfazione e un po’ di orgoglio, ma anche preoccupazione e incertezza per questa nuova esperienza, che necessariamente farà da solo/a. Inoltre possono cominciare anche alcuni ragionamenti sull’aspetto economico (che in molti casi non è affatto da trascurare).

L’attenzione, da principio, è tutta su nostro figlio/figlia: dove andrà, si troverà bene, sarà al sicuro, cosa imparerà, sarà difficile reintegrarsi a scuola al suo rientro, dovrà recuperare molte materie? Ma ecco che, dopo il turbinio iniziale – e l’infinita quantità di documenti da presentare – arriva a delinearsi l’immagine di una “nuova normalità” per tutta la famiglia. Inizi a pensare a quella sensazione che vivrai quando non sentirai più la voce del tuo ragazzo che rientra da scuola o le sue risate mentre siete a tavola, non ci sarà più la routine che ormai conosci a memoria, incluse le discussioni e i litigi, che inizieranno quasi a mancarti e ti sembreranno “vita”. Si perde il controllo – sì, proprio così – e questo ci spiazza ancora di più: non saremo lì pronti ad intervenire in ogni situazione e vivremo un senso di impotenza nel non sapere e nel non poter fare nulla.

Ebbene, è normale.

Fa parte del gioco e, in fondo, è proprio questa incertezza che rende l’esperienza così preziosa: perché ci costringe a crescere, tutti. Grazie a questo tipo di allontanamento anche il genitore intraprende un percorso di crescita e di trasformazione, perché si troverà ad affrontare nuovi equilibri e nuove situazioni.

Nostro figlio vivrà un’esperienza di autonomia, ma è bene ricordarsi che non sarà completamente solo, avrà una famiglia ospitante, gli insegnanti nella nuova scuola, un tutor spesso assegnato dall’agenzia con cui è partito…e sono tutte cose che sicuramente aiutano a essere più sereni!

A braccetto con l’incertezza, poi, arriva la paura: sia la tua che quella che quella di tuo figlio, quando si immaginerà in una classe dove nessuno parla la sua lingua, in una casa con persone sconosciute, lontano da casa e senza punti di riferimento. A questo punto, l’importante non è minimizzare, ma parlare e condividere le proprie sensazioni. La paura affrontata insieme diventa una forza per tutti, ed è il primo passo per trasformare l’ansia in fiducia.

Arriva il fatidico giorno della partenza.

Sembrava fosse così lontano…e invece è arrivato! E adesso? Adesso tutto cambia, la distanza fisica diventa realtà e la nostalgia prende il sopravvento. È una malinconia silenziosa e sottile che segnerà la quotidianità e le nostre giornate: quelle di noi genitori, ma anche quelle di nostro figlio. È del tutto normale, ed è qui che ci viene in aiuto la tecnologia. Videochiamate, messaggi vocali, chat di gruppo: strumenti che diventano veri e propri ponti tra due mondi.

Attenzione però: troppo può soffocare, troppo poco può far sentire soli: serve equilibrio nella comunicazione. Occorre lasciare spazio al figlio per vivere la sua avventura, ma essere presenti quando serve. Molte famiglie trovano utile creare piccoli rituali digitali: una chiamata ogni 2/3 giorni, la videochiamata della domenica, un messaggio ogni sera per augurarsi la buonanotte. Il messaggio più importante che mandi è che non non si tratta di controllare, ma di mantenere vivo il filo che vi unisce.

L’evoluzione della comunicazione e del rapporto

Arriverete perfino a comunicare meglio, perché non ci saranno più frasi veloci di routine, magari dette solo per abitudine tra un impegno ed un altro. Lascerete spazio a domande e frasi diverse, dette perché ci interessa veramente cosa sta succedendo dall’altra parte. Ed ecco che il classico “Com’è andata a scuola?” verrà sostituito da un più sentito “Come ti senti oggi?”.

La distanza obbliga a essere più autentici, più profondi. Non conta la quantità di messaggi, ma cosa si scrive, conta l’intenzione. Chiediamoci, perciò cosa vorremmo che sentisse nostro figlio quando legge il nostro messaggio. Molti genitori raccontano che il tono delle conversazioni ad un certo punto diventa diverso: più riflessivo, più consapevole, più attento al mondo interiore… è un passaggio importante, che segna l’inizio di un dialogo autentico. Quando tuo figlio si aprirà, non ascoltare pensando a cosa rispondere, non seguire i tuoi schemi mentali, sii semplicemente lì per lui.

La nascita di una fiducia nuova

I genitori capiscono che il figlio è capace di affrontare sfide e imparano a lasciarlo andare, il figlio percepisce il loro sostegno senza sentirsi controllato. È un legame che si trasforma e spesso diventa più forte di prima. I genitori realizzano che i figli non sono di loro proprietà, ma attraverso di loro si preparano ad affrontare il mondo: capiranno di aver fatto un ottimo lavoro quando il figlio vivrà un’esperienza indimenticabile con serenità e fiducia.

Sì, perché studiare all’estero non è solo un’esperienza accademica, ma è una palestra di vita: quando tornerà non lo farà come ragazzo-bambino, ma da ragazzo-adulto, che avrà imparato a valutare le situazioni, a scegliere, a risolvere gli imprevisti, ad accettare le diversità culturali, a gestire soldi, tempo e responsabilità. Avrà imparato ad adattarsi, a chiedere aiuto, a non mollare, diventando più autonomo, più sicuro, più aperto al mondo e più resiliente!

E i fratelli o le sorelle?

Se per i genitori il distacco è un “piccolo lutto”, anche i fratelli e le sorelle possono vivere con intensità il cambiamento: la casa sembra più vuota, le abitudini cambiano, non ci sono più le chiacchiere in camera, le risate davanti alla TV, manca quella sensazione di complicità! È normale che possano sentirsi un po’ messi da parte perché anche se sono loro quelli rimasti a casa il pensiero dei genitori va spesso al fratello/sorella lontani. Non è raro che possano provare un po’ di gelosia o di malinconia, per paura di perdere il legame speciale con il loro fratello/sorella.

Come affrontare tutto questo? Con consapevolezza.

È importante creare momenti dedicati solo a chi è rimasto a casa, farlo sentire amato ed importante e nello stesso tempo coinvolgerlo nella comunicazione con il fratello/sorella all’estero, trasformando la nostalgia o la gelosia in complicità e orgoglio.

Studiare all’estero è un’esperienza per tutta la famiglia: non è solo la partenza di un figlio, ma un viaggio interiore che cambia le persone e i rapporti. La distanza non è una barriera, ma un’occasione per costruire un legame più maturo, basato sulla fiducia e sulla comunicazione autentica. E quando il figlio tornerà, anche la famiglia sarà diversa: più forte, più unita, perché avrà imparato che l’amore non conosce confini, e che la distanza, se vissuta con consapevolezza, può diventare un ponte verso una relazione più profonda.

Laura Valbonesi

Youth e Family Coach Younite