Mio figlio si vergogna di me?
Nan Coosemans ·

Succede all’improvviso. Un giorno mio figlio mi tiene per mano, mi racconta tutto, ride con me (anche alle battute peggiori), ma il giorno dopo… puff. Silenzio. Mi risponde a monosillabi, mi chiede di
Succede all’improvviso.
Un giorno mio figlio mi tiene per mano, mi racconta tutto, ride con me (anche alle battute peggiori), ma il giorno dopo… puff. Silenzio. Mi risponde a monosillabi, mi chiede di non accompagnarlo fino all’entrata della scuola, o di farlo scendere dalla macchina qualche isolato prima.
Non solo: ti squadra come se fossi fuori luogo, sbuffa se provi a ballare mentre cucini o a cantare quando siete in macchina. E tu inevitabilmente inizi a pensare: “Ma…si vergogna di me?”
Vuoi la verità? Può darsi. Ma non nel modo in cui pensi. E soprattutto: non per sempre.
Non è un giudizio su di te, ma un passaggio per lui.
Quando un figlio si comporta in modo distaccato, sembra metterti da parte o addirittura arrossisce perché dici qualcosa “di troppo”, non è detto che ti stia giudicando come persona. Spesso sta solo facendo i conti con qualcosa che dentro di lui sta cambiando: sta cercando il suo posto nel mondo, la sua identità, il suo modo di essere “grande”. E per farlo, ha bisogno di separarsi (almeno un po’) da ciò che lo definiva da piccolo. Incluso te in quanto genitore.
Metterti in discussione, prendere le distanze, a volte perfino vergognarsi di te… non si tratta di disprezzo, ma di un tentativo – a volte faticoso e un po’ doloroso ai tuoi occhi – di diventare altro. Non più “il figlio di”, ma una persona distinta, con una propria voce.
“Vergognarsi” non significa mancanza di rispetto
È importante chiarirlo: non sei tu il problema. Non è la tua voce, il tuo modo di vestirti, il tuo lavoro, il tuo telefono o la tua pettinatura. Spesso ciò che provoca “imbarazzo” in un adolescente è il timore di come il genitore possa farlo sentire davanti agli altri. E questo non perché tu stia sbagliando qualcosa, ma perché lui ha bisogno di sentirsi parte del gruppo, di sembrare indipendente, forte, autosufficiente. E indovina un po’? Nessun adolescente può sembrare tale a fianco di un genitore (men che meno se poi lo chiama “cucciolo” davanti agli amici!)
Essere messi da parte fa male. Ma è un atto di fiducia.
Ti sembrerà strano, ma quando tuo figlio ti mette in secondo piano, sta dicendo – magari inconsapevolmente – che si fida abbastanza da potersi allontanare. In fondo, il cordone ombelicale non si taglia solo alla nascita, ma viene fatto a pezzetti durante tutta l’adolescenza. E ogni distacco, ogni “non serve che mi accompagni”, ogni “lascia stare, faccio da solo” è un modo per lasciargli costruire la sua autonomia. Può fare male, certo. Ma è anche il segno che hai fatto bene il tuo lavoro di genitore.
Accogliere il distacco non vuol dire sparire
Quando ci sentiamo messi da parte, il rischio è di reagire in due modi estremi:
- Diventare ancora più presenti: “Mi vuoi allontanare? Allora io ti resto incollato!”
- Ritirarsi completamente: “Ok, ti vergogni di me? E io sparisco. Vivi la tua vita da solo.”
Nessuna di queste opzioni è di aiuto, né a te né a lui. Perché un figlio che si comporta così non richiede né maggiori attenzioni né di scomparire. Quel che sta chiedendo è di esserci… in un modo nuovo.
Come gestire (bene) la sensazione di essere rifiutati
Accetta il cambiamento, senza prenderla sul personale: Non è un attacco a te. È un momento di passaggio suo. Perché sì, passerà. Ma più reagisci male, più sentirà il bisogno di difendersi.
Non leggere tutto come “vergogna”: Se non vuole che lo accompagni a scuola, in palestra o a una festa, forse non è perché si vergogna di te… ma perché vuole iniziare a fare qualche passo da solo. Lasciaglielo fare, se non è pronto lo capirete presto entrambi.
Resta disponibile, ma non invadente: Un messaggio ogni tanto, un “ti va di parlare?”, un “se hai bisogno sono qui” a volte valgono più di mille forzature.
Sii pronto ad ascoltare davvero: Più sentirà che la sua voce è importante, più sarà disposto ad ascoltare la tua.
Raccontagli anche i tuoi imbarazzi da adolescente: Sdrammatizzare può aiutare, creando complicità. Mostragli di ricordarti com’era essere “quello che si vergognava dei genitori”. Lo aiuterai a sentirsi meno solo (e aiuterai te stesso a vivere con più tranquillità questo momento di passaggio).
Non è la fine del vostro legame, ma l’inizio di una relazione più adulta
Tuo figlio non ti sta respingendo. Ti sta cercando in un modo nuovo.
Non vuole un genitore perfetto o sempre presente. Vuole una figura solida, che sappia restargli accanto anche quando viene messa in discussione. Vuole che tu sia pronto a dargli il suo spazio…ma con lo sguardo sempre vigile su di lui.
Se stai vivendo un momento simile, fai un bel respiro, e cerca di fare un passo indietro, senza chiudere il cuore a questa nuova fase: non sei meno importante solo perché ora non ti dice tutto o perché sta cercando più autonomia. State solo vivendo una fase diversa del viaggio.
E anche se a volte hai la sensazione che ti stia lasciando indietro, non è così: sta solo imparando ad andare avanti anche da solo. Sapendo che, se inciampa, tu per lui ci sarai sempre.
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Nan Coosemans
fondatrice di Younite