Ma come si veste mio figlio?
Nan Coosemans ·

Tuo figlio si veste “strano”? Cosa significa davvero il look degli adolescenti (e come reagire da genitori) Mi ricordo che mio figlio, nel giro di tre settimane dall’inizio delle medie, è passato da v
Tuo figlio si veste “strano”? Cosa significa davvero il look degli adolescenti (e come reagire da genitori)
Mi ricordo che mio figlio, nel giro di tre settimane dall’inizio delle medie, è passato da vestirsi tutto colorato a vestirsi tutto di nero…..Tutti i genitori, prima o poi, finiscono per chiederselo.
Un giorno tuo figlio esce di casa vestito “normalmente”, il giorno dopo rientra con pantaloni larghi, marsupio a tracolla, collanina d’argento e magari i capelli rasati solo da un lato. E tu, con tutta la pazienza del mondo, lo guardi e pensi: “Ma come si è conciato?”
Respira: va tutto bene;-)
Magari non è il look che avevi immaginato per lui o per lei, ma prima di giudicare le sue scelte (o peggio, ridicolizzarle) prova a fare un passo indietro.
Dietro una felpa oversize o un paio di sneakers fluorescenti non c’è solo una questione di gusti: spesso c’è un messaggio più profondo che vale la pena ascoltare.
La moda per gli adolescenti: provocazione o ricerca di identità?
L’adolescenza è un’età di passaggio, e lo vediamo spesso quando i ragazzi tornano ogni anno ai nostri camp estivi ogni passaggio ha bisogno di un segno.
Per molti ragazzi e ragazze, i vestiti sono proprio questo: un modo per dire “sto cambiando”, “non sono più un bambino”, “voglio distinguermi” oppure “voglio sentirmi parte di un gruppo”.
Pensiamo, per esempio, allo stile dei cosiddetti maranza: abbigliamento appariscente, marchi firmati (o finto-firmati), influenze trap e streetwear, atteggiamenti da “duro”.
È facile liquidarli come superficiali, ma dietro quel look spesso c’è un bisogno di visibilità, riconoscimento e appartenenza.
I vestiti parlano per loro in un momento in cui le parole non bastano o non vengono ancora trovate.
Il look come linguaggio: perché i ragazzi si esprimono con i vestiti
Siamo onesti, anche noi da adolescenti, abbiamo indossato look discutibili.
Spalline anni ’80, frangia, chiodo in pelle, jeans strappati, Converse, collane con la croce… oggi ci fanno sorridere, ma allora quei vestiti dicevano al mondo chi eravamo (o chi avremmo voluto essere).
Per gli adolescenti, l’abbigliamento è una dichiarazione d’intenti.
È uno dei primi spazi di autonomia, scegliere come vestirsi significa iniziare a scegliere chi essere. Faranno errori di stile, a volte clamorosi. Ma anche questo fa parte del percorso di crescita.
Quando tuo figlio “sfida” il tuo gusto (e non te)
Il fastidio che proviamo davanti a certi outfit nasce spesso dal confronto con ciò che noi consideriamo “accettabile”. Ma attenzione: non è sempre una provocazione personale.
Quel cappellino al contrario, quel crop top o quei pantaloni a vita bassissima non sono per forza un attacco a te. Spesso sono un tentativo di appartenere a un gruppo, di sentirsi simili ai coetanei.
A volte sì, è una piccola sfida: serve a capire quanto spazio c’è per essere accettati anche quando si è “diversi”.
Accogliere non significa approvare tutto.
Significa ascoltare prima di correggere. Più tuo figlio si sentirà visto e rispettato, più sarà disposto ad ascoltare anche il tuo punto di vista.
Vestirsi “strano” non è un problema: il problema è non sperimentare mai
Paradossalmente, dovremmo preoccuparci di più quando un adolescente non mostra alcuna espressione personale.
Chi si veste solo per compiacere gli adulti, chi non osa mai, chi non sbaglia mai… forse non si sente ancora libero di esplorare davvero chi è.
Sperimentare con l’immagine è un modo per conoscersi.
E come genitori possiamo imparare a stare accanto ai nostri figli senza controllarli continuamente.
Come reagire al look di tuo figlio: 4 consigli pratici per i genitori
1. Osserva prima di giudicare
Chiediti: “Cosa mi dà davvero fastidio di questo look? Il colore? Il messaggio? O il fatto che mi ricorda che sta crescendo?”
2. Chiedi, invece di criticare
Un “Hai cambiato stile, come mai?” apre più dialogo di un “Ma ti sei visto?”
3. Mantieni la relazione, non il controllo
Non è il tuo guardaroba, è il suo. Più cerchi di controllare, più i vestiti diventano uno strumento di provocazione.
4. Fidati: le mode passano
Oggi maranza, domani minimal. Le mode cambiano, il rapporto che costruisci con tuo figlio resta.
Dietro una felpa oversize c’è un figlio che si sta cercando
La prossima volta che ti viene da dire “Ma come ti sei vestito?”, prova a fermarti un attimo.
Tuo figlio non sta scegliendo solo dei vestiti: sta cercando se stesso.
Non sei più lì per aiutarlo a scegliere la maglietta come quando era piccolo.
Sei lì per accompagnarlo mentre impara a scegliere chi essere.
Anche se, nel frattempo, lo fa con le Crocs fluo ai piedi.
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Nan Coosemans
fondatrice di Younite