Come evolvere come genitori mentre i figli diventano adolescenti

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Come evolvere come genitori mentre i figli diventano adolescenti

“Per favore, sistemate mio figlio…” “Ho bisogno del vostro aiuto per aggiustare mia figlia…” “È diventato un estraneo, mi risponde male, mi odia…non so più come fare…” “È sempre davanti al cellulare,

Per favore, sistemate mio figlio…”

“Ho bisogno del vostro aiuto per aggiustare mia figlia…”

“È diventato un estraneo, mi risponde male, mi odia…non so più come fare…”

“È sempre davanti al cellulare, chiusa in camera sua. Sono disperata…”

Queste sono solo alcune delle richieste che arrivano ogni giorno a me e Younite

Genitori preoccupati, a volte rotti dal dolore, in ansia…genitori che non sanno più da che parte iniziare, quali parole usare. Che cosa provare nei confronti di un figlio che ai loro occhi è ormai un alieno, qualcuno con cui non si può parlare o ragionare. Qualcuno che non li ascolta più. Qualcuno che è completamente diverso da ciò che si aspettavano. Li ascoltiamo, cerchiamo di capire le loro difficoltà e di individuare il fulcro del “problema”, così come viene percepito e riportato dal padre o dalla madre che si sono rivolti a noi.

Lavoriamo con empatia e assoluto rispetto, ma quello che abbiamo ben chiaro dentro di noi

Il punto è che nessun ragazzo ha bisogno di essere “aggiustato” o “sistemato”. Nessuno. Davvero. La questione è un’altra. Il lavoro da fare è diverso. E parte anche da noi genitori.

E quando iniziamo a trascorrere del tempo con i ragazzi che i genitori – non senza fatica o impegno – portano ai nostri Camp o ci fanno incontrare per delle sessioni di coaching, lì accadono le prime “magie”.

Spesso all’inizio arrivano spinti o timorosi, ma nell’arco di poco tempo arrivano sempre a dimostrare la loro capacità di cogliere le opportunità della vita e chi in un modo chi in un altro, chi prima e chi dopo, esattamente secondo i loro tempi ci regalano una parte preziosa del loro mondo interiore, che noi coach raccogliamo con rispetto e gratitudine.

Da lì in poi, inizia il vero cambiamento: iniziano a guardare il mondo da una prospettiva diversa, ma soprattutto iniziano a guardare sé stessi con occhi nuovi.

È un processo che spesso lascia sbalorditi ed entusiasti: il luccichio che si vede negli occhi di un ragazzo che oltrepassa un ostacolo (mentale e non) che fino poco prima sembrava insormontabile, è qualcosa di travolgente ed emozionante. Ogni singola volta. Per chi lo vive e per chi ne è testimone.

E poi? Poi cosa succede?

Succede che questi ragazzi, in qualche modo diversi e pronti per fare altri passi nel loro percorso di vita, entusiasti e carichi di nuovi strumenti, rientrano in famiglia. Rientrano nelle loro case.

E a questo punto è essenziale osservare, capire. Lavorare. Crescere insieme. Cambiare. Sì, cambiare. Perché finché ci limitiamo a far fare il lavoro all’altro, a puntare il dito verso qualcosa o qualcuno che non ci piace, a lamentarci della situazione pesante e difficile e scomoda, beh, le dinamiche sono destinate a ripresentarsi e ripetersi. Anche all’infinito. Perché l’ambiente, l’atmosfera in cui un adolescente vive, l’aria che respira ogni giorno, le idee e le parole che circolano in casa sono tutte cose determinanti.

Il supporto, la consapevolezza e la crescita personale dei genitori sono cruciali per permettere al proprio figlio di continuare il proprio percorso e guidarlo nel diventare chi è. Non esistono formule magiche o strumenti dai risultati immediati. Né per i ragazzi, né per i genitori. Lo sappiamo bene. Lo so bene anch’io.

Anch’io infatti sono genitore di un adolescente, e comprendo bene quanto possa essere difficile disconnettersi dalla situazione e non prendere come attacco personale parole taglienti, rabbia e sfoghi che a volte arrivano come un bombardamento.

So quanto sia difficile non riconoscere più gli occhi del bambino che fino a qualche mese prima correva entusiasta da te mentre ora ti allontana quando provi ad abbracciarlo.

So quanto possa ferire sentirsi messi da parte per essere sostituiti dal suo gruppo di amici.

So quanto possa spaventare un silenzio protratto, o il dolore della persona che si ama di più al mondo e sentirsi completamente inutili, inadatti. Tagliati fuori.

Ma è solo quando ho iniziato a mettere in discussione me stessa per prima come mamma e come persona che ho trovato la chiave di quella porta che mi era stata sbattuta in faccia senza preavviso.

Ho ripreso in mano il mio ruolo di mamma e l’ho trasformato, rendendolo utile e adatto ai cambiamenti di mio figlio e ho potuto mantenere aperta la connessione, che rimane un punto fondamentale nel rapporto con un ragazzo adolescente.

È faticoso lavorare su di sé? È spiacevole fronteggiare le proprie paure? Lo notiamo spesso durante il weekend mamma e figli per esempio che è difficile mettere in discussione tante credenze che ci portiamo dentro da anni, se non da sempre? Certo.

Ma nessuno ci hai mai detto che avere un figlio sarebbe stata una cosa facile, e se ce lo hanno fatto credere, beh, non era vero. E ora lo sappiamo. I genitori di oggi devono saperlo per essere pronti ad affrontare questa sfida.

Crescere e cambiare a nostra volta, diventare genitori consapevoli è l’unico modo reale e concreto che abbiamo per accompagnare i nostri figli a crescere in modo sano. Per vederli germogliare e fiorire. Per avere una relazione-genitore figlio ricca e motivante. E per essere consapevoli di aver fatto il nostro lavoro in modo idoneo, di aver fatto davvero del nostro meglio.

Educare un adolescente non è spiegare. Non è trovare le soluzioni al posto suo. Non è aggiustare ciò che ci sembra andare storto. Non è risolvere. Non è sostituirsi a lui. È esserci. È restare.

Restare quando ti respinge. Restare quando non parla. Restare quando sbaglia. Restare quando prende una strada lontana dalle tue aspettative. Educare un adolescente è restare per cercare e creare una nuova versione di noi stessi in primis.

Ciò di cui un figlio ha sempre bisogno è ASCOLTO, comprensione. Presenza vera, in termini di qualità. Ha bisogno di Adultità consapevole.

Sono qui. Sono davvero qui per te. Con tutta la mia presenza, tutta la mia struttura da adulto. Tutto il mio amore. Sono qui. E ci resto anche se mi fa paura, mi fa male ed è scomodo.”

Dietro le risposte brusche e le porte chiuse, dietro una stanza in perenne disordine, dietro la richiesta pressante di libertà, dietro le compagnie rischiose, c’è un mondo emotivo che chiede spazio per disegnare un futuro di cui essere protagonista. C’è il caos che precede l’ordine.

Un adolescente non ha bisogno di risposte; un adolescente, anche senza usare alcuna parola, chiede qualcuno che lo guidi. Chiede di avere qualcuno al proprio fianco che illumini la strada che intravede davanti a sé ma che gli sembra buia e impervia. Chiede di avere accanto qualcuno che si fidi di lui, che gli permetta di valutare e scegliere il miglior prossimo passo da fare su quel percorso sconosciuto. Con le sue gambe, i suoi errori, le sue cadute. E le sue rinascite. Chiede testimoni amorevoli del suo processo di costruzione di sé.

Essere genitori consapevoli di un figlio adolescente non significa controllare il suo cammino o spianargli la strada, ma restare al suo fianco mentre trova la sua. Quando, come genitore, smettiamo di correggere ed iniziamo ad ascoltare, doniamo sicurezza. Luce.

E muoversi al suo fianco senza invaderne il cammino significa essere disposti a mettersi in gioco, a mettere in dubbio una parte di noi, delle nostre credenze. Rivedere la nostra storia. Trovare parole nuove per raccontare anche noi stessi e la nostra idea di genitorialità.

Si può fare. Può essere difficile, ma è anche meraviglioso. E come si inizia?

Non correggerlo continuamente: sta cercando di capire chi è, di incastrare i pezzi del puzzle per costruire la sua identità. Se comunichi solo quello che non va bene penserà di valere poco, di essere sbagliato. Osserva le cose buone che fa, che è. Fagliele notare, perché spesso da solo potrebbe non riuscirci.

Non controllarlo troppo: sta cercando la sua strada, di costruire la vita di cui vuole essere protagonista. Lasciagli lo spazio per sbagliare, per tentare, per cadere. Osserva i suoi passi con rispetto e amore, fallo provare in una zona di sicurezza. Fagli capire che credi in lui. Fagli toccare con mano la tua fiducia.

Non mettere troppi limiti, ma non lasciare nemmeno che non li abbia: il limite resta un bisogno emotivo fondamentale, un contenitore in cui senta di potersi muovere e poter sperimentare, e in cui non si senta solo. Senza limiti si sentirà perso, con troppi limiti si sentirà inadeguato e non ascoltato e tenterà d’istinto di superarli, a volte anche forzandoli brutalmente. Scegli le priorità e procedi un passo alla volta, mantenendo fede ai vostri accordi e alle regole condivise.

Non fare sermoni: tuo figlio ti ha già visto, osservato e ascoltato per oltre 10 anni. Sa molte più cose di quante immagini e credi. Ora ha bisogno di scoprire la vita in autonomia. Con un figlio adolescente le lezioni di vita non funzionano, quel che funziona sono le domande intelligenti che fanno pensare, riflettere, agire in maniera diversa.

In poche parole…Lascialo sognare. Lascialo provare. Lascialo trovarsi e scoprirsi. Le grandi sfide aprono sempre nuove porte. E abbi fiducia in te e nell’amore che gli hai dato: quella fiducia diverrà la sua.

Mettiti in gioco e fai la tua parte: cambia schema per far sì che questa meravigliosa fase evolutiva non venga più vista e vissuta come un momento da far passare, ma come un’occasione da cogliere. Per loro, per noi.

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