Adolescenza in Inside Out 2: quattro insegnamenti per ogni genitore

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Adolescenza in Inside Out 2: quattro insegnamenti per ogni genitore

Cari genitori, Inside Out 2 è diventato uno dei miei cartoni animati preferiti. Sono anni che parlo di emozioni e intelligenza emotiva in fase adolescenziale, e ora, per me e per la mia squadra di coa

Cari genitori, Inside Out 2 è diventato uno dei miei cartoni animati preferiti.

Sono anni che parlo di emozioni e intelligenza emotiva in fase adolescenziale, e ora, per me e per la mia squadra di coach, è bellissimo poter vedere questo mondo interiore rappresentato in maniera brillante, grazie a un capolavoro già record di incassi.

Inside Out 2 parla delle emozioni che muovono e che guidano la giovane Riley, appassionata di hockey, che ha appena compiuto 13 anni e che, quindi, è entrata a tutto tondo nel favoloso mondo dell’adolescenza.

Il film d’animazione ci dà una chiara idea di cosa succeda nella mente di ogni adolescente.

Com’è rappresentata l’adolescenza nel film e cosa cambia rispetto a Inside Out?

Un team di ometti che ricordano i Minions, muniti di elmetto da operai, fanno irruzione, nel cuore della notte, nel cervello della giovane Riley, spaventando e lasciando di stucco tutte le emozioni che a quell’ora dormivano.

Una volta entrati appendono cartelli ovunque con su scritto “L’adolescenza è pericolosa” e iniziano a tagliare, smantellare e ricostruire il quartier generale.

Quale più geniale e simpatico modo per raccontare cosa significhi diventare un adolescente e quanto questo cambiamento possa essere anche repentino?

Il giorno dopo “l’attacco della pubertà”, Riley si alza e nessuna delle emozioni riesce a controllarla.

“La consolle è rotta”, queste sono le divertenti parole delle emozioni quando provano ad animare l’adolescente Riley, accorgendosi che a ogni lieve tocco viene fuori un exploit di rabbia, tristezza e/o disgusto verso se stessa.

Ne sappiamo qualcosa, vero genitori?

Ci capita spesso che, a ogni nostro piccolo monito o osservazione, riceviamo indietro una valanga di rispostacce, porte chiuse in faccia, urla… e chi più ne ha, più ne metta!

All’improvviso, come se le sorprese non bastassero, a sconvolgere ancora di più il mondo interiore di Riley arrivano quattro nuove emozioni: Ansia, Invidia, Noia E Imbarazzo. Quattro nuovi debuttanti che in Inside Out non c’erano e che prenderanno quasi completamente il controllo.

Ma partiamo dall’inizio, perché più si analizza questa storia e più diventa illuminante per noi genitori.

Cosa puoi imparare su tuo figlio e su di te, analizzando Inside Out 2?

Qual è la vostra “emozione dominante”

In questo film GIOIA è l’emozione dominante di Riley, e rappresenta la felicità e l’ottimismo. È sempre energica e positiva, cercando di mantenere Riley felice.

È lei che orchestra tutte le altre emozioni e che predomina in ogni caso. Non importa quanto un’esperienza sia stata triste o abbia suscitato rabbia, delusione o invidia, GIOIA è la guida di Riley e ne rappresenta anche la sua modalità base di reagire alle situazioni.

Ora vi chiedo, genitori: qual è l’emozione dominante dei vostri figli? E la vostra?

Non siamo tutti uguali, ci sono bambini gioiosi, bambini nervosi, bambini energici e pimpanti e bambini riflessivi e più “lenti”. Qual è, secondo voi, l’emozione che predomina in vostro figlio e qual era l’emozione che predominava in voi come adolescenti?

Joy è solo un esempio, ma non lasciamoci condizionare: per molti l’invidia, la tristezza, la paura e l’imbarazzo potrebbero essere le emozioni predominanti.

Come state alimentando il “lago di ricordi e convinzioni”?

Nel film c’è un luogo molto bello all’interno del quartier generale, quello della memoria.

Il film mette bene in evidenza come per ogni ricordo custodito (delle palle sferiche e vitree) si forma una convinzione a esso associata (dei filamenti che nascono ogni qualvolta una sfera di vetro viene depositata e che si estendono verso l’alto).

Questo luogo sacro e silenzioso (a cui ha accesso solo GIOIA al termine della giornata) è rappresentato nel film da un laghetto. Si sottolinea l’acqua come tema centrale della natalità: nella pancia della mamma si vive immersi nell’acqua per 9 mesi e l’acqua è l’elemento da cui nasciamo e di cui siamo formati. L’acqua è vita e in quell’acqua si cullano i nostri ricordi dell’esistenza.

Da notare anche come i ricordi vengano raffigurati da sfere dall’aspetto prezioso che restano a galla, mentre le convinzioni sono filamenti che arrivano in alto e che, quindi, si portano con sé durante gli anni.

Quindi vi chiedo: cosa c’è nel laghetto dei ricordi dei vostri figli? Quali sono le sfere più significative e quali i filamenti da esse derivanti? I vostri figli hanno ricordi che, secondo voi, hanno interferito con ciò che pensano della vita, di se stessi e degli altri?

State facendo in modo che nuovi ricordi positivi possano contribuire a nuove convinzioni importanti per loro? Io sono amato / io sono importante / la mia opinione conta / le mie idee valgono / io ho le capacità giuste per affrontare le sfide / io sono degno di rispetto e di attenzione.

Quali sono, inoltre le convinzioni che animano voi? E su quali ricordi si basano?

Il laghetto è la base di partenza, la fonte da cui scaturiscono molte cose: è bene tenerlo pulito, in ordine e sostituire eventuali vecchi ricordi distruttivi con nuovi più produttivi. Ma attenzione: non intendo “negativi”, nel senso di tristi o scomodi! Tutte le emozioni sono importanti e non bisogna respingerle solo perché non sono GIOIA, però è essenziale che ognuna sia costruttiva e che non sia la causa di pensieri limitanti, come “Non sono degno di amore”.

La nuova entrata Ansia: amica o nemica?

Le quattro nuove emozioni non solo entrano in scena senza bussare alla porta, ma entrano in controllo totale di Riley.

Ansia, tra tutte, inizia ad agire in maniera compulsiva e incontrollabile, basando le proprie scelte su una serie di possibili, tristi e sconvenienti scenari futuri.

Ansia è rappresentata da un personaggino donna: è piccola ma irrefrenabile, avida di energy drink, sempre all’opera, poco riflessiva e completamente accecata dal dover raggiungere il suo obiettivo.

Ansia viene aiutata da Imbarazzo a sequestrare, imbottigliare e mettere fuori gioco tutte le vecchie emozioni responsabili di creare troppa spontaneità e vulnerabilità: tristezza, gioia, rabbia e gelosia. Si nutre di pensieri negativi e cerca di indurre ogni altra molecola del corpo di Riley a credere in quegli scenari affinché tutti possano obbedire ai suoi ordini e, soprattutto, agire sulla base dell’ansia.

Cosa ci fa capire questo?

Ansia e Imbarazzo sono le due emozioni che comandano ogni adolescente.

Sono amici finché li salvano da situazioni sgradevoli presenti o future, ma sono nemici nel momento in cui costringono l’adolescente a fare azioni contro la propria etica e ne trasformano completamente l’attitudine.

Ansia fa in modo che Riley agisca seguendo le proprie paure e le proprie preoccupazioni, e non le proprie ambizioni e i propri desideri. Riley diventa un’altra persona: ora è competitiva, senza cuore, agli occhi del nuovo gruppo di amiche sembra una vincente ma in cuor suo è profondamente infelice. Dopotutto, chiunque abbandoni la propria natura lo è.

Ansia fa di tutto per farla sembrare “giusta”, ma l’unico pensiero che riesce a inserirle nella testa è “Non sono brava abbastanza”. Il pericolo che ciò accada in adolescenza è molto alto.

Possiamo insegnare ai nostri figli a non sottomettersi ai ricatti di una società che li vuole tutti uguali, possiamo supportarli nel sentirsi giusti così come sono, evitando le critiche a casa e incentivando l’espressione libera della diversità.

Noi genitori possiamo essere i custodi di quella natura e proteggerla come un diamante raro nei momenti in cui i nostri figli potrebbero gettarla via, non capendone il valore.

Dobbiamo sempre ricordare loro chi sono e quali sono i loro valori: saranno questi ultimi, infatti, a permettergli di fare le scelte migliori della loro vita.

Il ritorno delle vecchie emozioni e la salvezza: il panico come sintomo di ripresa

Gioia, Tristezza, Rabbia e Gelosia affrontano un viaggio ricco di ostacoli pur di tornare in controllo della povera Riley, ormai distrutta dall’ansia.

Nei paraggi del quartier generale, Gioia si trova immersa in ricordi negativi e capisce che tutto è cambiato. Diventa sempre più debole e priva di iniziativa, e pensa di volersi arrendere.

Prima di farlo però è decisa a riportare la coscienza di Riley sul piedistallo, confidando nel potere del pensiero positivo e della propria consapevolezza. Quando arriva per rimettere ordine trova Ansia, e quindi anche Riley, nel pieno di un attacco di panico.

Riley, divorata dalla competizione, dal voler essere di più, dal voler raggiungere un risultato per il quale non è pronta, è andata in piena crisi. Solo l’aiuto dei pensieri positivi l’aiuta a tornare a respirare: “ Io sono una brava persona”.

L’attacco di panico spesso viene visto come sintomo di un forte malessere, quando invece tante volte è sintomo di guarigione. Si ha il panico quando ci si accorge che si sta vivendo una vita che non è la propria!

Il panico è come un amico che viene e ci strattona mentre, a occhi chiusi, siamo intenti a camminare rischiando di finire in un burrone. Insegnate ai vostri figli a riconoscere che, spesso, i buoni amici utilizzano mezzi forti per farci tornare in noi.

Così come un genitore prende provvedimenti severi per fermare il proprio figlio dal compiere una sciocchezza, così il panico ci paralizza dall’assumere comportamenti innaturali.

Tornare indietro si può sempre: il più grande insegnamento che possiamo dare ai nostri adolescenti

Tutto il comportamento distruttivo di Riley nasce non dall’arrivo della pubertà in sé, ma da come ha deciso di reagire a una ferita.

A inizio film, le amiche di Riley le confessano che stanno per iscriversi a un altro liceo e quello per Riley rappresenta una grandissima delusione. La protagonista, però, non può più piangere e correre dalla mamma per farsi consolare… e quindi che fa? Si maschera: dice alle amiche che va tutto bene e che non è un problema per lei.

Da quel momento in poi subentra l’ansia di restare sola, emozione che trasformerà Riley in questa sorta di mostro autodistruttivo.

Il problema non nasce dall’avere amiche che prendono strade diverse, ma dal sentirsi insicuri nell’esprimere i propri veri sentimenti. Se solo Riley avesse rivelato alle amiche cosa sentisse dentro, probabilmente avrebbe ricevuto risposte affettuose che le avrebbero permesso di superare questo shock.

Insegniamo ai nostri figli a esprimersi, a dire come si sentono, a non vergognarsi e a chiedere spiegazioni sui comportamenti delle persone che hanno intorno!

Quando però Riley, in seguito all’attacco di panico, ritorna in sé, succede qualcosa di molto importante: capisce che può tornare indietro.

Chiede scusa alle proprie amiche, riavvolge il nastro della sua vita con un rewind e riparte da dove era rimasta, ammettendo: “Mi ha fatto stare male che voi abbiate deciso di cambiare scuola, e da quando me l’avete detto non ho saputo cosa fare e ho reagito da stupida. Scusatemi.”

Che bel finale: che grande liberazione è, poter dire la verità?

La partita finale di hockey di Riley la gioca GIOIA, facendo in modo che ogni mossa della ragazza potesse essere ispirata dal desiderio e non dalla paura.

Nel gran finale tutte le emozioni, inclusa Ansia, si trovano nel quartier generale: Ansia non è più predominante, ogni tanto cerca di prevalere ma Gioia la tranquillizza e le ha trovato una sedia speciale dove farla accomodare per rilassarsi. Infatti, in adolescenza non si possono evitare Ansia, Imbarazzo, Invidia e Noia, ma si possono gestire facendo in modo che non trasformino i nostri ragazzi.

Cari genitori, spero vi sia piaciuto analizzare insieme a me questo meraviglioso cartone animato. Dopo averlo visto, è difficile non pensare a quegli omini!

Capita anche a voi che, davanti a una scenata, pensiate che ci sia Rabbia a tirare qualche leva di troppo nel quartier generale di vostro figlio? Potrebbe anche essere un buon metodo per dissociare vostro figlio dalle sue emozioni e rendervi conto che qualcosa di più grande di lui sta agendo.

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